Guide · SEO
Il tuo sito non appare su Google? Ecco dove guardare.
Quasi sempre il motivo è uno di questi sette, e quasi tutti si controllano da soli, in pochi minuti e senza strumenti a pagamento. Li abbiamo messi nell’ordine in cui li controlliamo noi quando qualcuno ci manda il suo sito.
Elivo Studio · pubblicata il · aggiornata il
Indice · 7 parti
Google lo conosce, il tuo sito?
Cerca su Google site:tuosito.it, con il tuo indirizzo al posto di quello di esempio e senza spazi dopo i due punti. Quello che esce è una stima delle pagine che Google tiene nel suo indice, e divide il problema in tre.
- Nessun risultato, nemmeno con l’indirizzo intero. Probabilmente il sito non è in indice: le cause sono dalla prima alla sesta, qui sotto.
- Le pagine ci sono, ma non escono per le ricerche che contano. È la settima: non un problema tecnico, un problema di parole e di segnali.
- Escono, ma in basso. È concorrenza: si lavora sulla settima, con pazienza.
Il 26 settembre 2026 site:elivostudio.com non dava nessun risultato. Con l’indirizzo intero, site:https://elivostudio.com/, ne uscivano otto, e Search Console confermava che la home era su Google. Se la prima ricerca non trova niente, prova la seconda prima di preoccuparti.
La ricerca con site: è approssimativa. La risposta esatta, pagina per pagina, la dà Search Console: più sotto, come si usa in quattro passaggi.
Perché Google non indicizza un sito: le sette cause
Dalla più banale alla più lunga da sistemare. Per ognuna: cos’è, come la vedi, cosa fai.
È ancora troppo presto
Google trova un sito nuovo seguendo i collegamenti da altri siti o leggendo la sua sitemap. Per un dominio appena nato, senza nessuno che lo colleghi, possono servire settimane, e Google stesso non promette un tempo.
Come lo vediIn Search Console, il controllo dell’indirizzo dice che l’URL non è su Google, senza altri errori.
Cosa faiVerifica il dominio in Search Console, invia la sitemap, chiedi l’indicizzazione della home e delle pagine principali. E fai in modo che qualche pagina già conosciuta porti a te: la scheda della tua attività, i tuoi profili, il sito di chi lavora con te.
Il file robots.txt lo chiude
È un file di testo che dice ai motori di ricerca dove possono entrare. Una riga Disallow: / sotto User-agent: * chiude tutto il sito, ed è spesso un avanzo della fase di sviluppo.
Come lo vediApri tuosito.it/robots.txt nel browser e leggilo: sono poche righe.
Cosa faiTogli il divieto e lascia l’indirizzo della sitemap. Un robots.txt che non vieta niente è un robots.txt corretto.
C’è un noindex
Un’istruzione che dice a Google di leggere la pagina ma di non metterla in indice. Può stare nel codice (<meta name="robots" content="noindex">) o nelle intestazioni che il server manda insieme alla pagina. In WordPress è la casella «Scoraggia i motori di ricerca dall’effettuare l’indicizzazione di questo sito», in Impostazioni → Lettura: si spunta durante i lavori, e ci si dimentica di toglierla.
Come lo vediApri il sorgente della pagina (Ctrl+U) e cerca «noindex». Per le intestazioni, che nel sorgente non si vedono, usa il controllo dell’URL in Search Console: ti dice se l’indicizzazione è consentita.
Cosa faiTogli l’istruzione dalle pagine che devono uscire su Google, e lasciala su quelle che non devono: un’area riservata, una pagina di prova.
Il canonical indica un’altra pagina
Il canonical dice a Google qual è la versione ufficiale di una pagina. Se punta a un altro indirizzo — il vecchio dominio, la versione di prova, la home — Google mette in indice quello, e la tua pagina resta fuori.
Come lo vediNel sorgente cerca rel="canonical": l’indirizzo accanto dev’essere quello della pagina stessa. Search Console ti mostra anche quale canonico ha scelto Google.
Cosa faiOgni pagina indica se stessa, con l’indirizzo scritto per intero e sempre nella stessa forma.
Lo stesso sito vive a più indirizzi
Con e senza www, con http e con https, con la barra finale e senza, e gli indirizzi tecnici delle piattaforme che ospitano il sito — quelli che finiscono in .pages.dev, .netlify.app, .vercel.app. Per Google sono siti diversi con le stesse pagine: ne sceglie uno, e non sempre quello giusto.
Il nostro sito rispondeva anche su elivo-studio.pages.dev, l’indirizzo tecnico di Cloudflare Pages: stesse pagine, stessa risposta, un doppione perfetto di elivostudio.com. L’abbiamo tolto dall’indice con un’intestazione noindex su quell’indirizzo e sulle sue anteprime; il rimando definitivo, un 301 verso il dominio vero, si imposta dal pannello di Cloudflare.
Come lo vediProva a scrivere il tuo indirizzo nelle varie forme: devono portare tutte, da sole, alla stessa.
Cosa faiScegli un indirizzo solo e manda gli altri lì con un rimando permanente (301).
Google non vede il contenuto
Pagine con pochissimo testo, testo scritto dentro le immagini, contenuti che compaiono solo dopo uno script, collegamenti che a vista sembrano link ma nel codice non lo sono. Google legge il codice, non il disegno.
Nella nostra pagina dei lavori, fino a ottobre 2026, a vista c’erano solo i marchi dei clienti che giravano attorno al nostro: per un motore di ricerca, tre collegamenti senza parole. Prima abbiamo messo nel testo alternativo di ogni marchio il nome, il settore e il luogo del lavoro; poi abbiamo rifatto la pagina, e adesso nomi, settori e luoghi sono scritti in chiaro, per chi legge e per chi indicizza.
Come lo vediIn Search Console, dal controllo dell’URL, apri la pagina scansionata e guarda l’HTML: se il testo che conta non c’è, per Google non esiste.
Cosa faiIl contenuto importante va scritto nell’HTML, con link veri (<a href>) e un testo alternativo sulle immagini che dicono qualcosa. Le animazioni vengono dopo, sopra.
Sei in indice, ma non per le ricerche giuste
Titoli e testi che non usano le parole di chi cerca — «soluzioni integrate» al posto di «impianti elettrici» —, nessuna pagina dedicata al servizio che vendi, nessun segnale che dica dove lavori. E per le ricerche con una città, sopra ai risultati Google mostra una mappa con tre attività: ci entra solo chi ha la scheda.
Per chi cerca proprio «chi fa siti web a Treviso» abbiamo scritto una pagina sola, dedicata a quella ricerca: i servizi, l’area, i dubbi di chi sceglie. Non la home, che deve rispondere a tutti, ma una pagina che risponde a una domanda precisa.
Come lo vediIn Search Console, alla voce Rendimento: per quali ricerche compari, e in che posizione.
Cosa faiUna pagina per ogni servizio vero, con un titolo che dice cosa fai e dove. Il Profilo dell’attività su Google, con la categoria giusta. Recensioni vere di clienti veri, chieste senza scriverle al posto loro. E collegamenti da siti che parlano davvero di te.
Far indicizzare un sito con Search Console, in quattro passaggi
È gratuita, è di Google, ed è l’unico posto dove Google ti dice cosa pensa del tuo sito.
- Il dominio. Aggiungi una proprietà di tipo Dominio e verificala con il record TXT nelle impostazioni DNS: copre insieme http, https, www e ogni sottodominio.
- La sitemap. Alla voce Sitemap incolla l’indirizzo della tua, di solito
tuosito.it/sitemap.xml. È l’elenco delle pagine che vuoi in indice. - Il controllo. Incolla l’indirizzo della home nella barra in alto. «Testa URL pubblicato» ti dice se Google può indicizzarla; se sì, premi «Richiedi indicizzazione». Poi fai lo stesso con le pagine principali.
- I motivi. Alla voce Pagine Google elenca quelle rimaste fuori, ognuna con il suo motivo scritto. È da lì che si parte.
- «Rilevata, ma attualmente non indicizzata»
- Google sa che la pagina esiste ma non l’ha ancora letta. Di solito è tempo: aiutano i collegamenti interni e la sitemap.
- «Sottoposta a scansione, ma attualmente non indicizzata»
- L’ha letta e per ora non la tiene. Spesso è contenuto troppo debole o troppo simile a un’altra pagina.
- «Esclusa in base al tag ‘noindex’»
- È la causa numero tre: la pagina chiede di restare fuori.
- «Bloccata da robots.txt»
- È la causa numero due.
- «Pagina alternativa con tag canonical appropriato»
- È un doppione dichiarato, che punta alla versione giusta: va bene così.
Quanto ci mette Google a indicizzare un sito?
Non c’è un tempo garantito, e chi te ne promette uno sta indovinando. Una pagina nuova di un sito che Google conosce già può entrare in poche ore o in qualche giorno; un dominio nuovo, senza nessuno che lo colleghi, anche settimane. Richiedere l’indicizzazione mette la pagina in coda, non la fa saltare.
Quello che accorcia davvero i tempi è essere trovati: una sitemap inviata, i collegamenti fra le tue pagine, e qualche collegamento da fuori.
Perché la tua attività non compare su Google Maps?
La mappa non si alimenta dal sito ma dal Profilo dell’attività su Google. Serve una scheda verificata, con la categoria principale che dice esattamente cosa fai, l’indirizzo o la zona in cui lavori, orari, fotografie vere. Una scheda con la categoria sbagliata non esce per le ricerche giuste, anche se tutto il resto è perfetto.
Poi contano le recensioni: vere, di clienti veri, a cui le hai chieste senza scriverle al posto loro. E che nome, indirizzo e telefono siano scritti allo stesso modo sulla scheda, sul sito e sui tuoi profili.
Quello che non serve
- I servizi che «ti indicizzano» a pagamento, o che inviano il sito a centinaia di motori di ricerca: Google non ha una porta sul retro.
- L’Indexing API di Google per le pagine normali: è fatta per le offerte di lavoro e le dirette video, non per un sito aziendale.
- Ripetere le parole chiave finché il testo non si legge più, o nasconderle: Google se ne accorge, e chi legge anche.
- Pacchetti di link comprati: pochi collegamenti veri valgono più di mille finti, e i finti possono costare cari.
Hai controllato tutto? Lo guardiamo noi.
Se hai controllato tutto e il sito ancora non si vede, scrivici l’indirizzo: guardiamo quello che hai online e ti diciamo cosa cambieremmo, gratis e senza impegno. A volte è una riga; a volte conviene sistemarlo, a volte rifarlo, e te lo diciamo anche quando per noi sarebbe il lavoro più piccolo.